L’Associazione già accreditata come Ente per la formazione superiore e continua della Regione Marche, organizza percorsi strutturati, seminari o semplici giornate di studio rivolte ad operatori, famiglie, insegnanti, studenti, sulla cura del sé, sulla tutela dell’infanzia, sulla sensibilizzazione all’accoglienza.

Offrire ai bambini uno spazio ed un tempo in cui incontrare, con una libertà di espressione propria della loro età, un’emozione o una virtù ci spinge a ricontattare il nostro bambino interiore coinvolgendo i genitori e gli insegnanti. Il desiderio è quello di voler costruire una comunità educante in chiave sistemica capace di porre in una connessione autentica e significativa i tre poli principali del contesto educativo: bambini, insegnanti e genitori. I tre protagonisti dei nostri seminari-laboratori percorrono la medesima strada magari con mezzi diversi in quanto per ognuno vengono pensati in relazione all’età e al ruolo, ma il panorama ammirato rimane lo stesso ed è quello attraverso il quale si vuole intenzionalmente costruire un ponte comunicativo tra adulti e bambini che consenta di uscire da logiche prestazionali o formali. Perché, come ci ricorda il maestro Franco Lorenzoni “non c’è azione educativa degna di questo nome che non contempli il sincero e autentico tentativo di realizzare una impresa condivisa e plurale, capace di dare senso e sostanza a una comunità”.

La scuola è chiamata ogni anno a confrontarsi con situazioni sempre più complesse nella gestione degli alunni e nel delicato rapporto con le loro famiglie. I ragazzi esprimono a volte un disagio, derivante dal contesto in cui si trovano a crescere, attraverso comportamenti disfunzionali che costringono l’adulto a fermarsi e riflettere; ora questi comportamenti sintomatici dovrebbero essere analizzati in un contesto ampio che comprende oltre al ragazzo anche la sua relazione con il mondo circostante.

Come afferma Vygotskij “i ragazzi inviano continuamente attraverso i loro comportamenti ed atteggiamenti messaggi relativi al proprio disagio e alla propria sofferenza, soprattutto attraverso comportamenti oppositivi, negativi e ostinati, che se mal interpretati e, soprattutto, mal gestiti, possono portare conseguenze estreme come profondi ritardi nello sviluppo di affettività e volontà“.

Non è sicuramente compito dell’insegnate avere competenze sociali o addirittura terapeutiche, ma è ormai evidente che l’apprendimento dipende dall’intersoggettività e da una relazione insegnante-alunno significativa ed autentica; diventa quindi parte integrante delle funzioni della scuola accogliere lo studente nella sua interezza e quindi anche la sua sofferenza.