La Comunità madre-bambino è una struttura residenziale che accoglie  gestanti e madri con figli in condizioni di disagio, privi di validi riferimenti parentali, per i quali si reputi necessario l’allontanamento dal nucleo familiare d’origine. La Comunità, oltre a rappresentare un luogo di protezione per i figli, è anche il contesto adatto per un’osservazione sistematica come contributo alla valutazione delle competenze genitoriali e dello stile di attaccamento, garantendo una funzione di affiancamento della madre ed educativa per i figli. L’intervento temporaneo è finalizzato a sostenere il percorso di autonomia e di inserimento sociale della diade.

CARATTERISTICHE DELLA COMUNITÀ EDUCATIVA

  • La Comunità madre-bambino accoglie un numero massimo di 4 madri con i relativi figli, per garantire il rispetto dell’individualità ed un’adeguata risposta ai bisogni personali. E’ una struttura residenziale ad alta intensità assistenziale ed educativa anche per i figli sottoposti a provvedimenti di tutela da parte del Tribunale per i Minorenni.
  • La Comunità madre-bambino è un ambiente in cui la dimensione relazionale intensa sostiene un sistema di corresponsabilità tra adulti e bambini, rendendola un luogo di appartenenza ed un’esperienza di vita affettiva.
  • La struttura è una risorsa a disposizione dell’Ambito Territoriale Sociale XV, privilegia l’ammissione di nuclei madre-bambino residenti o dimoranti nei comuni della Regione Marche.
  • La soluzione abitativa è costituita da una casa antica in cui la distribuzione interna è funzionale alle esigenze della diade: spazi personali, in cui le altre ospiti, i bambini e gli educatori accedono con una certa riservatezza; spazi comuni, dove si realizzano rapporti interpersonali tra tutti i soggetti che vivono ed operano in casa; spazi all’aperto organizzati per l’attività ludica ed attrezzati in modo da favorire l’azione spontanea e la sperimentazione autonoma dei bambini.
  • La collocazione della casa in città favorisce il rapporto e l’integrazione nel contesto sociale attraverso contatti con le varie agenzie che si occupano di lavoro, scuola, sport, tempo libero e culto.
  • L’organizzazione della quotidianità è funzionale all’apprendimento di corrette modalità nell’accudimento dei figli e nella gestione dell’ambiente domestico, in vista del raggiungimento di un’autonomia lavorativa ed abitativa.
  • Le richieste di inserimento possono essere effettuate dal Tribunale per i Minorenni, dagli Enti Locali, dai Servizi Socio-Sanitari territoriali e  sono valutate in base alla procedura di ammissione prevista.
  • L’equipe educativa presta particolare attenzione nell’osservare  quotidianamente alcuni elementi: alimentazione, ritmo sonno/veglia, condizioni psico-fisiche, modalità di comunicazione, episodi significativi, …. in modo da raccogliere  utili e tempestive informazioni sullo stato di salute di madri e bambini

METODOLOGIA OPERATIVA

L’attività educativa viene svolta con il supporto teorico della psicologia  sistemico-relazionale, utilizzando anche strategie di tipo cognitivo comportamentale, di ascolto empatico e dell’intelligenza emotiva attraverso le seguenti modalità:

  • OSSERVAZIONE SISTEMATICA: come strumento di approccio ai problemi individuali e di gruppo, attraverso una lettura interpretativa della realtà e della documentazione prodotta dal Servizio socio-sanitario inviante.
  • ELABORAZIONE DEL BISOGNO: valutazione complessiva dei bisogni individuali e della diade, nelle sue interrelazioni con il gruppo, con la struttura e con la famiglia d’origine.
  • INTERVENTO: stesura e realizzazione di un Progetto Educativo Personalizzato (P.E.P.) congiunto.
  • VERIFICA: osservazioni e riflessioni operative, sintesi dell’evoluzione degli interventi.

Particolare attenzione viene rivolta al rapporto madre-figlio ed allo stile di parenting nelle funzioni di cura, accudimento e protezione.