É una struttura residenziale che accoglie bambini, in prevalenza vittime di fenomeni di maltrattamento ed abuso sessuale, di ambo i sessi e di età compresa tra i 3 ed i 10 anni al momento dell’ammissione. Lo scopo della comunità è quello di sostituire temporaneamente la famiglia di origine per il tempo necessario al superamento delle difficoltà dei genitori o all’individuazione di soluzioni alternative quali affido ed adozione. La Comunità costituisce un contesto capace di fornire al minore la protezione dalle forme di abuso subite, l’accompagnamento più idoneo nelle varie fasi dell’intervento previsto dal progetto di rete dei servizi coinvolti ed il sostegno funzionale al superamento delle condizioni di pregiudizio vissute. Il contesto assume quindi un valore terapeutico riguardo la riparazione del trauma subito dal minore. Nell’intento di limitare le carenze derivanti da una struttura con operatori turnanti è preponderante la stabilità del personale educativo in modo da offrire al minore la possibilità di una relazione privilegiata e continua con lo stesso adulto dal momento d’ingresso all’uscita dalla Comunità.

CARATTERISTICHE DELLA COMUNITÀ EDUCATIVA

  • La Comunità educativa ospita un numero massimo di 8 bambini al fine di garantire il rispetto dell’individualità e dei bisogni psico-affettivi.
  • La struttura è una risorsa a disposizione dell’ambito territoriale e privilegia l’ammissione di minori residenti nei comuni della Regione Marche, evitando che l’inserimento rappresenti, oltre l’allontanamento dalla famiglia d’origine, un completo sradicamento dall’ambiente di vita.
  • La soluzione abitativa è costituita da un appartamento in cui la distribuzione interna ed esterna è funzionale alle esigenze dei bambini: spazi personali, in cui gli altri ospiti e gli operatori accedono con una certa riservatezza; spazi comuni, dove si realizzano rapporti interpersonali tra tutti i soggetti che vivono ed operano in casa; spazi all’aperto, organizzati per l’attività ludica ed attrezzati in modo da favorire l’azione spontanea e la sperimentazione autonoma dei singoli.
  • La particolare sofferenza dei soggetti accolti ha fatto prevedere una stretta collaborazione degli operatori con una rete esterna di altre figure professionali (pediatra, psicoterapeuta, neuropsichiatria infantile,…).
  • L’equipe presta particolare attenzione nel raccogliere quotidianamente notizie sull’alimentazione, sul peso, sul ritmo sonno/veglia, sulle modalità di comunicazione e sugli episodi più significativi estremamente importanti, oltre che per monitorare lo stato psico-fisico, per rilevare eventuali indicatori del maltrattamento e ricostruire il vissuto psicologico e relazionale del minore.
  • La collocazione dell’appartamento in città favorisce il rapporto e l’integrazione nel contesto sociale attraverso contatti con le varie agenzie che si occupano di scuola, lavoro, sport, tempo libero e culto…

METODOLOGIA OPERATIVA

L’attività educativa viene svolta con il supporto teorico della psicologia  sistemico-relazionale, utilizzando anche strategie di tipo cognitivo comportamentale, di ascolto empatico e dell’intelligenza emotiva attraverso le seguenti modalità:osservazione sistematica:

  • OSSERVAZIONE SISTEMATICA: come strumento di approccio ai problemi individuali e di gruppo, attraverso una lettura interpretativa della realtà e della documentazione prodotta dal Servizio socio-sanitario inviante.
  • ELABORAZIONE DEL BISOGNO: valutazione complessiva dei bisogni individuali, nelle sue interrelazioni con il gruppo, con la struttura e con la famiglia d’origine.
  • INTERVENTO: stesura e realizzazione di un Progetto Educativo Personalizzato (P.E.P.).
  • VERIFICA: osservazioni e riflessioni operative, sintesi dell’evoluzione degli interventi.